Le 5 cose – La NON recensione di “Stoner”

stonerStoner è uno di quei romanzi che mi ritorna in mente con regolarità, ogni mese, come avesse ancora qualcosa da raccontarmi. Difficile dimenticare il protagonista, il professor Stoner, e la sua straordinaria semplicità.

Ecco le 5 cose che ho imparato leggendo “Stoner”:

1 – Un grande scrittore può trasformare con stile ed equilibrio una vita ordinaria in straordinaria. 

2 – Gli avverbi, se ben calibrati e usati al momento opportuno, non appesantiscono la lettura, anzi, l’arricchiscono di espressione e forza evocativa.

3 – Un personaggio “ordinario” non è mai piatto: ha momenti di sterzo e imprevedibilità che lo rendono tridimensionale.

4 – Pagherei a peso d’oro uno spin-off su David Masters, amico del professor Stoner. Appare per un breve momento, ma rimane, ruba la scena. Masters mi ha fatto capire che i personaggi secondari sono fondamentali nella crescita del protagonista. Qualcuno può resuscitare John Williams e rimetterlo al lavoro?

5 – John Williams insegna sintassi, insegna cura ed equilibrio, insegna il modo migliore per scegliere le parole, gli aggettivi, gli avverbi. Leggere Stoner è una lezione di stile e prosa, un dono prezioso: dovrebbe essere lettura obbligatoria per tutti gli aspiranti scrittori.

A chi può piacere: a chi ama la scrittura, maledizione. La Scrittura.

5 risposte a "Le 5 cose – La NON recensione di “Stoner”"

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